venerdì , 24 novembre 2017
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Progetto “A casa mia”

Come NOI, Cooperativa Sociale per la vita Indipendente delle persone con disabilità

 

Progetto A Casa Mia

 

Per Sostenere la Vita Indipendente di tutte le persone con disabilità

A Casa Mia”  è un progetto sperimentale che prevede l’avviamento delle persone con disabilità alla convivenza assistita in appartamento. Concepito dalla Cooperativa Sociale COMENOI di Mortara (ente gestore Anffas) è stato approvato dal piano di zona del Comune di Mortara (PV) come intervento sperimentale di welfare innovativo ai sensi della legge regionale 3/2008.

Il progetto è finalizzato a promuovere l’emancipazione delle persone adulte con disabilità dai genitori/familiari ed a prevenire e contrastare il rischio di fenomeni di istituzionalizzazione di ritorno in strutture di medio-grandi dimensioni come previsto dal DPR 4 ottobre 2013 relativo al programma di azione biennale per l’attuazione della convenzione ONU.

Il progetto è attivo dal 2013 e si rivolge sia a persone con disabilità intellettiva sia a persone con disabilità motoria. Attualmente all’interno del progetto a Casa Mia sono attivi 5 differenti percorsi di vita in appartamento: 3 con-vivenze in appartamento di persone con disabilità intellettiva e 2 percorsi di persone con disabilità motoria che vivono da soli con i necessari supporti di assistenza personale.

Convivenze assistite di persone con disabilità intellettiva:

  • Appartamento di Piazza Nuova, a Parona Lomellina (PV) avviato nel 2013 (4 residenti uomini)
  • Appartamento di Via Tagliamento a Mortara (PV) avviato nel marzo 2014 (4 residenti uomini e donne)
  • Appartamento di Tromello (PV) in fase di progettazione con avvio previsto per il 2016 (3-4 residenti, 2 uomini , 1 donna)

Vita Indipendente di persone con disabilità motoria:

Sono invece 2 i progetti di vita di persone con disabilità motoria avviate a vivere da sole dopo un percorso di emancipazione dai servizi residenziali:

  • Appartamento di Via Giovanni Paolo II a Mortara (PV) (mono-residente uomo)
  • Appartamento di via Francana a Pavia Città (mono residente donna) in fase di avviamento

Il progetto A Casa Mia è stato concepito come sostegno alternativo ai servizi residenziali in risposta ai differenti bisogni ed alle diverse aspirazioni personali e di vita delle persone con disabilità e dei loro familiari :

  • il bisogno delle persone con disabilità che frequentano i servizi diurni di emanciparsi dai genitori
  • ma anche il bisogno delle persone con disabilità inserite in servizi residenziali di emanciparsi dalla vita della comunità alloggio
  • il bisogno di sostegno residenziale da parte di genitori anziani con figli con disabilità intellettiva
  • il bisogno di nuovi spazi di accoglienza da parte della cooperativa sociale proponente chiamata a fronteggiare una crescente domanda di sostegno residenziale e di emancipazione dai genitori proveniente dalle persone con disabilità e dai genitori con figli disabili.

Il progetto prevede la realizzazione di un percorso di graduale distacco dai genitori e di contestuale ambientamento all’interno di una dimensione abitativa nuova, diversa da quella sperimentata in famiglia  o all’interno delle strutture residenziali; una dimensione di vita basata sulla convivenza o sulla vita da soli che rimette in gioco tutti i rapporti di dipendenza e di indipendenza delle persone coinvolte e punta a costruire un sistema di interdipendenze significative tra i conviventi e tra essi e l’ambiente in cui vivono. Un percorso che si realizza a partire dalla scelta del luogo di vita, della casa in cui vivere ed anche delle persone con cui con-vivere.

I percorsi che sostengono il nostro approccio alla vita indipendente non hanno una struttura standardizzata ma possiamo rintracciare in essi alcune costanti che ne caratterizzano i contenuti e le modalità operative:

  • La costruzione di un dialogo con i genitori e i familiari delle persone con disabilità sulla possibilità di sperimentare forme temporanee di distacco dalla famiglia propedeutiche alla vita indipendente (dal sollievo, ad un nuovo progetto di vita)
  • La costruzione di un dialogo e di un percorso di conoscenza reciproca tra persone con disabilità che frequentano i servizi diurni e manifestano il bisogno e il desiderio di staccarsi dai familiari e di provare la con-vivenza con amici e o con le persone a cui sono legate da un rapporto sentimentale (ripensare i sostegni a partire dai desideri e dalle aspettative delle persone)
  • La ricerca con i familiari e/o con le stesse persone con disabilità della casa e/o dell’appartamento (promuovere la possibilità della scelta di dove vivere una volta raggiunta l’età adulta)
  • La riprogettazione e l’adattamento dell’abitazione (adattare i luoghi e le strutture ai bisogni delle persone e non adattare le persone agli ambienti dei servizi)
  • La sperimentazione di percorsi temporanei di con-vivenza o di vita da soli (provare e riprovare…)
  • La ricerca e la progettazione dei sostegni personali necessari per supportare la con-vivenza (cosa sostiene la qualità della vita; oltre la logica dello standard)
  • La costruzione di un percorso di inserimento e re-inserimento sociale che valorizzi la possibilità di vivere rapporti significativi con la comunità locale e consenta con essa uno scambio inclusivo, valorizzando il ruolo dei servizi diurni come mediatore e sostenitore qualificato di questa scelta (non bastano le mura di casa per una buona vita indipendente)