mercoledì , 26 giugno 2019
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Come ripensare alle misure di sostegno per le persone con disabilità.

di Marco Bollani

«Se i servizi e le attuali misure di sostegno per le persone con disabilità non bastano più – scrive Marco Bollani -, non basta cambiar loro il nome. Dobbiamo sforzarci di re-immaginarli, coinvolgendo direttamente i fruitori dei sostegni, le persone con disabilità e i loro familiari e interpellando direttamente anche la comunità». E a giudicare dall’esperienza in Lombardia del Progetto L-inc (Laboratorio-inclusione sociale disabilità) – di cui lo stesso Bollani è responsabile – usare le stesse risorse per immaginare un diverso modello di presa in carico potrebbe essere possibile

Se i servizi e le attuali misure di sostegno per le persone con disabilità non bastano più, non basta cambiar loro il nome. Dobbiamo sforzarci di re-immaginarli, coinvolgendo direttamente i fruitori dei sostegni, le persone con disabilità e i loro familiari e interpellando direttamente anche la comunità.

Con il Progetto L-inc [se ne legga ampiamente nl box in calce, N.d.R.], nell’Area Nord Milano, stiamo osservando che cosa succede se coinvolgiamo direttamente le persone con disabilità e la comunità locale di riferimento a ripensare alle risposte e ai servizi di cui oggi le persone e la comunità fruiscono. Con l’obiettivo di poter cambiare e modificare i modelli attuali di presa in carico e di sostegno per le persone con disabilità. E stiamo raccogliendo le prime evidenze importanti.

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